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Notizie utili

Clima
Il clima di queste isole è tropicale, umido e monsonico.
Il tasso di umidità si aggira generalmente attorno al 70-75%, e una brezza marina quasi ininterrotta impedisce di sentirsi sudati e accaldati perfino durante i periodi torridi dell’anno.
Le precipitazioni medie annue ammontano a 1.600 millimetri, manifestandosi soprattutto sotto forma di brevi rovesci di pioggia nel periodo dei monsoni sud-occidentali (da giugno a settembre). La temperatura media annuale è compresa tra i 27,3°C e i 27,9°C. I periodi di clima secco sono compresi tra novembre e aprile.
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Flora e fauna
La flora delle isole include il banano, Vazha, (Musaparadisiaca), Colocassia, Chambu (Colocassia antiquarum) Drumstic moringakkai (Moringa Oleifera), Bread Fruit o albero del pane, Chakka (Artocarpus incisa), mandorli selvatici (Terminalia Catappa) che crescono abbondantemente.
Alcune delle piante nelle giungle come il Kanni (Scaevolakeeningil), Punna, (Calaphylluminophyllum), Chavok(Casurina equisetifolia), Cheerani (Thespesia Populnea) crescono in tutte le isole.
Le palme da cocco e il Thenga (Cacos nucifera) sono i raccolti di maggior importanza per l’economia e se ne trovano di tantissime varietà. Due diverse specie di alghe si trovano vicino alle spiagge. Sono note come la Thalassia hemprichin e la Cymodocea isoetifolia. Prevengono dall’erosione del mare e il movimento dei sedimenti marini. Gli uccelli che generalmente si trovano nelle Laccadive sono i Tharathasi (Sterna fuscata) e i Karifetu (Anous solidus), che si trovano su un’isola disabitata dell’arcipelago, chiamata Pitti. L’isola, per la gran quantità di uccelli che ospita è stata dichiarata santuario dei volatili.
Anche i molluschi sono importanti nell’economia dell’isola e le loro conchiglie si trovano in abbondanza soprattutto nella parte più bassa della laguna e sulle barriere coralline. Granchi, pesci pappagallo, pesci farfalla e pesci chirurgo sono molto numerosi.
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Popolazione e commercio
La popolazione nel 1901 era di 10,274. Secondo i dati del 2001 le Laccadive hanno raggiunto una popolazione di 60.595 abitanti. L’industria è particolarmente specializzata nella lavorazione della fibra delle noci di cocco, i cui diversi processi di produzione sono affidati alle donne. Gli uomini sono impiegati nella costruzione di barche e nel trasporto dei prodotti sulle coste. La dieta base dell'arcipelago consiste di riso (continentale), pesce, frutta e noci di cocco.
La popolazione delle isole rimanda per somiglianza ad un'antica popolazione di discendenza araba, quella del Moplah.
Sono così frequenti il colorito bronzeo, gli occhi chiari e i nasi aquilini. La scrittura è quella araba, eppure la loro lingua è il malayalam, la stessa usata nel Kerala. Nell’isola di Minicoy, invece, si parla la lingua Mahl o il Maldiviano.
Come è noto, nell'islam ci sono scuole dove sin dall'età di 3 anni i bambini imparano la dottrina: anche qui ve ne sono, e vengono sempre istruiti in lingua araba. L'abbigliamento maschile consiste nel “lunghi”, una pezza rettangolare di cotone che si avvolge lungo le gambe e i fianchi, dopo esser stato annodato sulla vita e che può arrivare alla caviglia o al ginocchio, ma che qui viene chiamato “thuni”, e una camicia con le mezze maniche, mentre sulla testa, con capelli corti o addirittura rasati, portano spesso un cappello ricamato. Le donne invece aggiungono al “thuni” una giacchetta a maniche lunghe, detta “kuppayam”, stretta da una cintura, spesso d'argento. Anche loro coprono la loro lunga chioma, ma con una sciarpa che parte dalla fronte e si annoda sulla nuca. Amano adornarsi con braccialetti, collane, orecchini, anelli e cavigliere.
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Geologia
Non ci sono teorie conclusive sulla formazione degli atolli corallini delle Laccadive, anche se la teoria più credibile è quella di Sir Charles Darwin nel 1842. Infatti, secondo l’evoluzionista, l’esistenza di un’isola vulcanica ha portato alla formazione della barriera corallina ed ha permesso all’area di emergere.
Quando l’isola vulcanica fu completamente sommersa, l’atollo si formò attorno alla laguna dove, con l’azione dei monsoni, delle correnti marine e della temperatura si formarono gli atolli. Molti naturalisti e geologi sostengono che in epoca preistorica le Laccadive insieme all’India Meridionale, alle Maldive e al Madagascar fossero un unico continente chiamato “Lemuria”.
Questo nome gli fu dato dallo zoologo inglese Philip Scater e deriva dai lemuridi, una particolare famiglia di animali che si trova in Madagascar e solo nei Paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano. Secondo questa teoria le Laccadive furono montagne alte più di 5000 metri e molti ritengono che l’immersione delle isole vulcaniche fu causa dello scioglimento dei ghiacciai nel Pleistocene.
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Storia
Non ci sono date precise che ci indichino quando le Laccadive siano state colonizzate. Le prime tracce che identificano la loro distinzione dalle Maldive provengono da Albiriinl, che divise l’intero arcipelago (Dibajt) in “Divah Kuzah” o “Isole Cowrie”
(le Maldive), e le “Divah Kanbar” o Isole Coir” (le Laccadive). Gli abitanti delle isole furono convertiti all’islamismo dall’apostolo arabo Mumba Mulyaka, la cui tomba nell’isola di Androth ancora oggi attribuisce a questo luogo una particolare immagine di santità. Secondo la tradizione, la conversione avvenne nel 1250.
E’ ancor più avvalorata nella storia della conversione delle Maldive, raccontata da Ibn Batuta, che avvenne 4 generazioni prima della sua visita in queste isole nel 1342. I portoghesi scoprirono le Laccadive nel maggio del 1498 e vi costruirono dei forti ma nel 1545 circa i nativi si ribellarono ai loro oppressori. Le isole furono sottomesse alla sovranità del Raja di Cannanore, e dopo la pace di Seringapatam, nel 1792 al gruppo del sud fu permesso di rimanere sotto il governo dei nativi locali.
A causa dei debiti ricorrenti, però, queste isole furono sequestrate dal governo britannico nel 1870 circa.
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Miti e leggende
La vicenda degli abitanti di queste isole si dice sia legata a miti e leggende: la tradizione narra che i primi abitanti arrivarono a causa di un naufragio sulle coste di Bangaram. La nave però non si trovava in mare per un motivo "normale"... era stata mandata dall’ultimo re del Kerala, il raja Cheraman Perumal, il quale, essendosi convertito all'islam, abbandonò un giorno il suo palazzo per salire in incognito su una nave e andare in pellegrinaggio alla Mecca. Data la sua scomparsa, vennero mandate navi che lo cercassero, e una di queste naufragò, finendo sulle coste di Bangaram. Da qui si spostarono sull’isola di Agatti e non appena il tempo si rimise, tornarono in patria, ma durante la navigazione avvistarono molte altre isole.
Così, quando il potere passò al raja Chirakkal vi furono molte spedizioni nell'arcipelago.
Molto probabilmente i primi insediamenti furono di origine induista, infatti la gerarchia è composta da tre gruppi: koya (proprietari terrieri); malmi (marinai), e melacheri (contadini).

Altra importante leggenda sulle Laccadive è quella che riguarda l'avvento dell'islam nel VII secolo: la tradizione narra infatti che il santo Ubaidullah ebbe in visione in sogno a la Mecca Maometto che gli ordinava di andare a Jeddah e intraprendere da lì un viaggio in nave. Obbedì, e dopo aver navigato per mesi, un naufragio dirottò la sua nave sull'isola di Amini.
Così, ivi rimase, e decise di predicare l’islam, interpretando ciò come volontà divina. La prima a convertirsi fu una donna, che poi divenne sua moglie, ma tutti gli altri isolani furibondi, volevano uccidere quella coppia.
Nel momento in cui stavano per attuare il delitto sopravvenne un terremoto. Anche questa volta Ubaidullah prese questo segno come volontà divina, e mano a mano riuscì a convertire tutte le isole. Il suo sepolcro si trova ad Androt, dove una famiglia tiene ancora accesa una lampada in memoria del santo. Un manoscritto attribuito al figlio di Ubaidullah narra che il santo arrivò nelle Laccadive nel 644 d.C.. L’arrivo dei portoghesi in India trasformò le Laccadive in un importante luogo di scambi commerciali. Fu anche l’inizio degli anni dei saccheggiamenti delle isole e dei vascelli che trasportavano la fibra di cocco.
Circa nel XVI secolo molte navi mercantili portoghesi approdarono sull’isola di Amini in cerca della fibra di cocco ma secondo la leggenda gli isolani uccisero tutti gli invasori avvelenandoli, mettendo fine alle invasioni portoghesi.
Anche dopo la conversione dell’intera isola all’islamismo, la sovranità rimase per diversi anni in mano al Raja indiano di Chirrakal. Attorno alla metà del XVI secolo il potere passò agli Arakkal, che imposero aspramente le loro leggi.

Nel 1783 alcuni isolani di Amini si recarono dal sultano Tipu a Mangalore che intervenne nell’amministrazione del gruppo di isole di Amini, prendendo sotto il suo potere 5 di esse. Le restanti rimasero sotto il governo della famiglia di Arakkal.
Nel 1799 però, dopo la battaglia di Seringapattom le isole furono annesse alla Compagnia inglese delle Indie orientali.
Nel 1847 un violento ciclone si abbatté l’isola di Andrott e il Raja di Chirakkal, accompagnato dal volontario Sir William Robinson, membro della Compagnia delle Indie Orientali decise di recarvisi per risanare gli ingenti danni causati dal violento uragano. Sir William propose dei prestiti in denaro, che furono accettati dal Raja per diversi anni, fino a quando gli inglesi ne chiesero la restituzione maggiorata degli interessi. Così nel 1854, gli inglesi si appropriarono anche delle isole restanti che passarono sotto il governo britannico.

La colonizzazione di queste isole è un chiaro esempio delle manipolazioni politiche e metodi adottati dai britannici per stabilire la supremazia in India, badando molto più ai propri interessi economici e politici, distruggendo e sfruttando il governo locale. Nel 1912, fu stabilito dagli inglesi un regolamento delle Laccadive che conferiva limitati poteri giuridici e magistrali agli isolani. Nel 1956 si formò il territorio dell’Unione che nel 1973 prese il nome di Laccadive.
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Il ruolo delle donne
Le donne godono di una posizione privilegiatissima. Nel sistema ereditario di Marumakkathayam la discendenza della stirpe dipende dalla donna e tutti gli averi delle famiglie Tharwad, la casta dominante, vengono ereditati dalle donne impedendo loro di dipendere economicamente da altri. Nelle isole di Karavatti e Agatti i possedimenti di questa casta sono distribuiti equamente tra le famiglie Tharwad, mentre ad Andrott la divisione è solo tra i Thavazhi. Le proprietà dei Tharwad sono amministrate dall’uomo più anziano della famiglia detto “Karanavan”, che ha il solo compito di preservarle. La moglie e i figli del Karanavan non hanno diritti ereditari di questi possedimenti. Applicando questo sistema, le donne hanno sempre goduto dell’indipendenza economica. Secondo il contratto matrimoniale delle Laccadive, il marito è obbligato a versare un contributo annuale per il mantenimento della moglie, e se ciò non viene rispettato, la moglie può liberamente chiedere il divorzio.
L'isola più particolare di tutto l'arcipelago è quella di Minicoy, distante un centinaio di chilometri dalle Maldive; Marco Polo la chiamò "l'isola delle femmine", dato che qui sono le donne a prendere tutte le decisioni. Le isolane si contraddistinguono per come portano il foulard: esse infatti lo annodano con entrambi i pizzi sotto il mento, coprendo la fronte; sono matriarche da un'infinità di tempo, dai tempi dell'India antica, quella che non aveva ancora conosciuto Arii o altri invasori, e continuano a riunirsi in assemblee esclusive, dove discutono le questioni e i problemi principali: solo dopo vengono chiamati gli uomini, anch'essi riuniti in circoli, affinché rendano effettive le decisioni. Dopo il matrimonio, il coniuge acquisisce il cognome della moglie, e solamente in questa isola, contrariamente alle rimanenti Laccadive, può ereditare qualsiasi proprietà.
Una curiosità nella genealogia: qui la discendenza è matrilineare, ma quello che potrebbe stupirci di più è il fatto che i coniugi non vivono sotto lo stesso tetto: il marito infatti continua a vivere nella casa materna, e visita ogni sera la moglie, ma se questa non vuole più saperne di lui, lascia le sue pantofole fuori dalla porta, e così il coniuge capisce che è il caso di ritirarsi.
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Bangaram
Il disabitato atollo corallino di Bangaram è forse il gioiello della collana di isole coralline dell’arcipelago.
L’isola Bangaram è un paradiso tropicale adornato da un'ininterrotta spiaggia argentea e circondato da una laguna lunga 10 chilometri e larga 6, per un’area di circa 40 chilometri quadrati. Entro il raggio della laguna si trovano altre isole, di nome Thinnakara, Parali I e Parali II, che ci riportano con la mente agli avventurosi viaggi di Robinson Crusoe.
La profondità della laguna varia da 60-90 centimetri fino a 120 metri di acqua cristallina, con un immenso patrimonio di specie acquatiche tra cui coralli, pesci e piante marine.
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Il mondo sommerso di Bangaram e dintorni
Ogni immersione a Bangaram e dintorni è certamente un’esperienza unica e molto valida. Andreas Heidemann ha identificato almeno 40 specie differenti di nudi branchi insieme a sei tipi di vermi piatti, tre specie di barracuda, un triggerfish titano e molti altri! Muri di cernie e pesci scorpione abbondano insieme ai pesci chirurgo e napoleone, pesci coniglio, pesci pipistrello, sogliole enormi, pesci farfalla, pesci luna, pesci palla, pesci scatola e soprattutto mante, razze e tartarughe.
Molto interessante è l’accoppiamento delle tartarughe in varie parti dell’isola di Bangaram, ma soprattutto a Parali I e II e a Tinnakara dove depongono le uova. In questa laguna la baby tartarughe nascono e fanno il loro primo tuffo in acqua.
Dopo circa 20 anni di peregrinazioni nei dintorni ritornano qui adulte, lunghe oltre un metro e pesanti 90 chili!
Si accoppiano appena fuori dalle isole e di notte tornano sulla riva per scavare laboriosamente larghe buche nella sabbia, depongono circa 70 uova fecondate, coprono il nido faticosamente con altra sabbia e si trascinano verso il mare.
Questa procedura viene ripetuta dalle tre alle cinque volte durante l’età feconda della femmina che capita ogni due o tre anni dopo la raggiunta maturità sessuale.
Secondo la temperatura dell’ambiente, le uova restano lì dai cinquanta ai sessantacinque giorni. Il sesso della baby tartaruga viene definito dalla temperatura stessa del nido: se è superiore ai 27 gradi C° le uova daranno origine a tartarughe femmine, se è inferiore nasceranno maschi. Molte baby tartarughe muoiono nella prima corsa piuttosto impacciata verso il mare: il loro carapace è tenero e gli uccelli rapaci ne fanno incetta. Secondo una stima approssimativa soltanto il 2% delle nascite sopravvive.

A Bangaram, grazie all’aiuto dello staff, la stima raggiunge circa il 10%. Di queste almeno l’8% raggiunge l'età adulta.
Nel 1991 circa 1 milione e mezzo di uova sono state deposte negli atolli di Bangaram e di Perumal Paa (a circa sei miglia da Bangaram; atollo disabitato e semisommerso). Contando circa il 2%-4% delle tartarughe che hanno raggiunto l’età adulta, arriviamo a circa trentamila esemplari. Le aree del reef abbondano di plancton che caratterizza quelle zone con tanti animali che con il tempo hanno sviluppato la capacità di “assorbire“ il plancton mediante il corso delle correnti sottomarine.
Il plancton è costituito da piante (fitoplancton) e da animali (zooplancton) e gli organismi più grandi di zooplancton si nutrono a loro volta in qualità di predatori delle alghe e diatomea del fitoplancton. Contiene anche alcuni membri “temporanei“ di meroplancton tra cui stadi larvali di pesci e invertebrati.

Tra le altre specie marine, le spugne locali sono di diverso tipo e grandezza (Clionidac e Petrosia) sebbene sia difficile identificarle; le specie classificate in questa area sono circa 800. Infine coralli, coralli morbidi, anemoni di mare, gorgonie, idroidi, meduse ed altri membri della Cnidaria (Celenterati) sono talvolta causa di incertezza per i subacquei che tentano di identificare le masse in movimento che assecondano le correnti sul reef.
I biologi marini identificano questi animali secondo caratteristiche ben precise delle loro cellule e delle neinatocisti. Aristotele li considerava una forma di vita intermedia tra le piante e gli animali e vennero inizialmente chiamati “piante-animali“.
Soltanto nel 1723 il naturalista francese Jean Andrè Peysonel li identificò come animali anche se l’Accademia Francese delle Scienze lo derise fino alla sua morte. Phylum Cnidaria viene solitamente divisa in quattro classi: Hydrozoa (idroidi e coralli di fuoco), Anthozoa (coralli e anemoni), Cubazoa (meduse quadrate), Seyphozoa (meduse). A sua volta Anthozoa è divisa in tre sottospecie: Alcionaria (coralli soffici e gorgonie), Zoantharia (coralli duri e anemoni), Ceriantipatharia (coralli neri e anemoni tubolari o ceriantidi).
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Accesso alle isole
Dall’articolo di Laura Antonini “Laccadive, le isole delle donne” de “I Viaggi di Repubblica” del 3 Marzo 2004
L’accesso alle isole Laccadive è tenuto sapientemente sotto controllo: per recarvisi è necessario un particolare permesso da chiedere alle autorità locali (Assistano General Manager - SPORTS - Lakshadweep Administration, Indira Gandhi Road, Willingdon Island Cochin). Delle poche isole abitate (Bangaram, Kalpeni, Andrott, Amini, Kiltan, Bitra, Chettiat e Kadamatt) solo sei sono aperte al turismo locale e due soltanto a quello internazionale. Si tratta di Bangaram, un incantevole atollo corallino circondato da una splendida laguna e tre isolette minori, Thinnakara, Parali I e Parali II. Ci si arriva dalla capitale commerciale del Kerala, Cochin, via mare con 18 ore di navigazione o, più comodamente con i piccoli aerei collegati all’isola di Agatti ed al suo improvvisato aeroporto - il solo dell’arcipelago - ricavato da una lunga striscia di sabbia. Da qui un battello preleva i passeggeri e li conduce a Bangaram, dove si trova l’unica struttura ricettiva dell’arcipelago per turisti (l’Hotel situato nell’isola di Kadamatt è riservato agli indiani). Il piccolo resort di Bangaram semplice ed accogliente si compone di non più di trenta bungalow, un bar-ristorante e una scuola-sub. Le costruzioni interamente edificate con i materiali derivati dalla palma da cocco sono immerse nella natura. A gestire questa struttura è una famiglia indiana, la stella del “Casino Hotel” di Cochin, ideale “testa di ponte” con l’isola. Il fascino dell’isola di Bangaram è tutto nel patrimonio naturale che la circonda: un anello di sabbia bianca, lungo circa quattro chilometri, incornicia un fitto bosco tropicale dal quale svettano alti palmizi.
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Palma da cocco, albero del sole e della vita
Nell’immaginario collettivo la palma è, senza dubbio, la pianta delle mille cartoline. Rappresentata sullo sfondo di spiagge bianche e acque cristalline è sinonimo di vacanze, relax, mare, sole. In realtà questa pianta, di cui al mondo esistono oltre 2000 diverse specie, è per la maggior parte delle popolazioni tropicali un’autentica risorsa vitale. Le isole delle Laccadive non fanno eccezione; non a caso l’arcipelago Indiano è considerato dai botanici la patria d’origine della palma da cocco che da qui, grazie al galleggiamento dei suoi frutti, si sarebbe diffusa nel resto del mondo. Lo stesso stato del Kerala, di cui fa parte l’arcipelago, sottolinea nella sua radice etimologica (‘Kera’ nella lingua locale significa palma da cocco) la centralità di questa pianta che, grazie a clima, luce ed abbondanza di piogge garantite nel periodo dei monsoni e morfologia del terreno, sabbioso e salino, trova da sempre qui il luogo ideale alle sua sopravvivenza. I nativi delle Laccadive traggono dalla palma da cocco una fonte di reddito cercata (grazie al commercio dei manufatti locali) e cibo. Latte e farina vengono infatti ricavati dalla polpa del frutto, una bevanda fresca energetica dall’acqua contenuta nella noce e un particolare vino, chiamato Toddy, dalla linfa zuccherina fatta sgorgare con opportuni tagli dalle infiorescenze del tronco. Il guscio della noce, opportunamente lucidato, ben si adatta alla fabbricazione di utensili domestici e ornamentali, mentre tronco e foglie sono materie prime nell’edilizia locale per coperture di tetti e pareti. Dalla polpa essiccata delle noci (che sono di proprietà privata dei nativi) si ricava l’olio di copra, uno dei prodotti di esportazione più importanti. Alta tra i 20 e 30 metri la palma da cocco, che può arrivare ad oltre 100 anni di vita, è utilizzata in tutti i suoi elementi compresi gli scarti utili per fertilizzare la terra.
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